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Museo Civico
Aggrappata alle falde del monte
Triona, (massiccio calcareo compatto del Trias), alto mt. 1.215, conta circa 7.000 abitanti e si eleva di ben 700 mt. sul livello del mare.
Circondata di boschi, gode di un'aria salubre e il paesaggio circostante è dei più belli e svariati, con monti, colline, poggi, piani, valli e valloncelli che s'innalzano, scendono, si spiegano e digradano bellamente quasi col fine prefisso di rompere ogni monotonia.
Incerta ancor'oggi resta la sua origine. Alcuni ritengono che sia stata fondata da una delle popolazioni che in un tempo assai remoto abitarono il territorio circostante, quali: Sicani e Greci, Cartaginesi e Romani, della cui presenza nella zona esistono diverse testimonianze. Altri, facendo riferimento alla conformazione urbanistica dell'attuale centro abitato, fanno risalire la sua fondazione all'epoca della dominazione saracena. Quindi il nome Bisacquino può derivare sia dalla parola latina
"bis-aqua" (molto acquoso), sia dalla parola araba
"buseckin" (padre del coltello).
È certo che allo sbarco in Sicilia nell'anno 827, gli Arabi, dopo avere, in breve tempo, conquistata l'isola la divisero in tre province chiamate "Valli":
Mazara, Demone, Noto. Bisacquino appartenne al vallo di Mazara.
Nel 1183, appena terminata la costruzione del Duomo Normanno di Monreale, Bisacquino fu infeudata al Vescovado di Monreale dal re Guglielmo II il Buono. Alle vicende storiche dei tempi che seguirono Bisacquino non fu mai estranea e le dominazioni
Sveve, Angioine, Aragonesi, segnarono la vita del paese. Sotto Federico II di Svevia partecipò all'espugnazione delle città di Entella e Jato (1243-1244). Diede anche il suo valido contributo ai Vespri Siciliani, tendenti a scuotere la "mala signoria" di Carlo
d'Angiò; Nel secolo XVI Bisacquino è già abbastanza grande e casi insigne da essere chiamata nei diplomi
"Nobilis Universitas" anche perché onorata da illustri famiglie quali:
Ambona, Placa, Almerici, Bona e Florena.
L'attuale aspetto urbanistico è oltremodo pittoresco e suggestivo. Le strade, spesso sormontate da archi, sono strette, tortuose e acciottolate; alcune sfociano in vicoli e cortili. Sui muri esterni delle case frequenti sono le piccole edicole in creta smaltata con sacre raffigurazioni votive di scuola napoletana o di arte popolare, risalenti ai sec.
XVII-XVIII. L'artigianao ha occupato e occupa un posto preminente. Fiorentissimo nei secoli passati, sopravvive ancora per la lavorazione del ferro (falci, serrature, coltelli con manico di corno) del legno, del cuoio, del ricamo e dell'orologeria da torre.
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